Società

 

 CENTO ANNI DI CALCIO A LANCIANO

Il primo club lancianese legalmente costituito che pratica calcio nella nostra città è il Circolo Sportivo Virtus Lanciano, fondato il 7 marzo 1920 su iniziativa di un gruppo di soci presieduto da Giuseppe Cotellessa. La società, che inizialmente raccoglie praticanti di varie discipline, si afferma poi come squadra di football, e partecipa nel 1925 al primo campionato ufficiale organizzato dalla Figc in Abruzzo. Tra il 1928 e il 1930 la Virtus si impone come una delle principali formazioni della regione, tanto che nel 1929-30 è l’unica abruzzese a partecipare a competizioni interregionali, quando milita in Prima Divisione, all’epoca terzo livello del calcio italiano. Per il tecnico ungherese Antal Mally, viene allestita una rosa particolarmente competitiva, capitanata da Lino Ricciuti, ala sinistra lancianese che anni primi aveva anche esordito con l’Inter nella massima serie. Tuttavia la società non termina il campionato per problemi economici, e a fine stagione viene radiata dai ruoli federali. Negli anni ’30 una serie di formazioni tentano di raccogliere l’eredità della Virtus, come la Duilio D’Autilio e l’As Lanciano, ma con scarsa fortuna. Nel 1939-40, sotto la presidenza di Alberto D’Alessandro e la guida tecnica di Giuseppe Baccilieri, la squadra conquista la Serie C, che dal 1935 ha preso il posto della Prima Divisione come terzo livello del calcio italiano. Nel torneo 1940-41 la società allestisce una squadra ambiziosa, ingaggiando numerosi calciatori piemontesi e liguri. La formazione allenata dall’ex nazionale Enrico Migliavacca però si sfalda nel corso della stagione, anche a causa degli eventi bellici che incombono sull’Italia: molti giocatori lasciano Lanciano, compreso lo stesso allenatore, e il campionato viene portato a termine con i giovani del posto. Nel 1941-42 la squadra di Lanciano è la Frentana del presidente Tommaso Maiorini, che riottiene subito la promozione in c ma deve rinunciare ancora per carenza di fondi. Nel 1946-47 rinasce ufficialmente la Virtus Lanciano sotto la presidenza di Alberto Giovannelli, e di nuovo con Baccilieri in panchina, grazie alla vittoria nel campionato di Prima Divisione, che è diventata competizione regionale e quarto livello del calcio italiano, i rossoneri sono promossi in Serie C. Il club vi resta però solo un stagione: nel 1947-48 la C è strutturato in tre leghe indipendenti che raccolgono complessivamente quasi 300 squadre, e la ristrutturazione dei campionati permette infatti solo alle prime due classificate di conservare la categoria. Dopo alcuni anni di permanenza nel campionato di Promozione interregionale, quinto livello del calcio italiano, la Virtus retrocede nel 1950-51 dopo un contestato doppio spareggio contro la Vastese al Rampigna di Pescara: la prima partita finisce 3-3, e nella ripetizione si impongono i biancorossi 1-0. I rossoneri risalgono in IV Serie al termine del campionato di Promozione regionale 1955-56, vinto con buon margine su alcune delle principali rivali dell’epoca, quali Ortona, Vasto e Termoli. La fine degli anni ’50 segna però un periodo di crisi per il club rossonero, che culmina con la retrocessione e il fallimento nel 1959, anno in cui la Virtus cessa di esistere. Dal campionato 1959-60 la squadra della città è la Pro Lanciano: formalmente è una sezione della locale Pro Loco, appunto la Pro Lanciano, per la quale il Borgo Lanciano, che mette a disposizione il proprio titolo sportivo dopo che, nel 1958-59, è stata promossa in Prima Categoria, nuova denominazione del massimo campionato regionale. Il club per qualche anno conserva i colori sociali giallo e azzurro utilizzati dal Borgo, fino a quando nel 1962-63 torna a indossare la maglia a strisce verticali rosse e nere. La Pro Lanciano nel 1963-64 il club sfiora la promozione in Serie D, mancata a causa della sconfitta nello spareggio contro il Termoli. Il tanto agognato salto di categoria arriva al termine della stagione 1967-68, quando la squadra che il presidente Mimì Di Lallo affida al tecnico Rinaldo Olivieri si impone nel proprio girone con ben dieci punti di distacco sul Roseto, e batte nello spareggio regionale il Teramo (1-0 in casa a Villa delle Rose e 0-2 in trasferta). Negli anni seguenti la Pro Lanciano partecipa con buoni risultati ai tornei di Serie D, lottando diverse stagioni per il passaggio in C. Tra gli eventi rilevanti per il calcio rossonero, in questo periodo va ricordata l’inaugurazione del nuovo stadio nel quartiere Cappuccini nel 1969, dal 2001 è intitolato a Guido Biondi. Con Leonardo Petruzzi presidente i frentani contendono la promozione ad alcuni tra i principali club abruzzesi e delle regioni vicine: nel 1972-73 la Pro Lanciano si classifica terza alle spalle di Pescara e Teramo. Negli anni successivi alla presidenza c’è Luciano Pozzolini, e per due volte la rincorsa alla C si ferma al secondo posto: nel 1974-75 alle spalle del Campobasso, e nel campionato successivo del Matera. Nel 1976-77 cambia la denominazione della società da «Unione Sportiva Pro Lanciano» in «Unione Sportiva Lanciano». Nel 1978-79 viene invece riformata la Serie C, sdoppiata in due gironi di C1 e quattro di C2: il club presieduto da Manlio Mauri non delude le attese, e alla fine del torneo conquista il primo posto a pari punti con il Gallipoli che consente di passare tra i professionisti. Nei primi anni di C2 il Lanciano raccoglie buoni risultati, arriva sempre a ridosso delle prime posizioni, tra il quarto e il settimo posto. Nel 1982-83 la squadra però crolla, e si ritrova all’ultimo posto che costa la retrocessione in Interregionale. Il 1983 è però anche l’anno in cui alla presidenza del club arriva uno dei più grandi personaggi della storia calcistica lancianese: Ezio Angelucci. Nei primi due anni Angelucci raccoglie un settimo e un quinto posto, ma alla terza stagione conquista l’ambito ritorno in C2 con Carlo Florimbi in panchina, grazie a una lunga rincorsa sul Chieti che, nel 1985-86, culmina con la vittoria ai calci di rigore nello spareggio di Latina. La prima esperienza di Ezio Angelucci si conclude durante il campionato successivo, quando il club viene ceduto a Felice Paolucci, che guida il Lanciano per diversi anni, confermando l’attitudine a lottare nelle posizioni di vertice almeno per un paio di campionati. Le ambizioni vengono ridimensionate negli anni ’90: la permanenza in C2 si conclude nel 1991-92, con la retrocesione tra i dilettanti e la successiva mancata iscrizione al campionato di competenza. Fallita l’Associazione Calcio Lanciano, si riparte dal Lanciano 90 di Stefano Mercadante, che milita in Promozione, settimo livello del calcio italiano. I rossoneri centrano subito la vittoria e salgono in Eccellenza, mentre il ritorno nel Campionato Nazionale Dilettanti (l’ex Interregionale) avviene due anni dopo, quando il Lanciano si piazza al secondo posto e accede agli spareggi nazionali, e viene ripescato dopo la sconfitta con i sardi dell’Iglesias. La permanenza in Cnd però dura solo un anno, nonostante in rosa ci siano il capocannoniere del torneo Luigi Carosella e Davide Bombardini, futuro giocatore di Serie A con le maglie fra le altre di Brescia, Atalanta e Roma: Lanciano manca di un punto la salvezza e torna in Eccellenza. Nella stagione 1996-97 la società si allarga ad altri imprenditori locali che supportano Mercadante, ma non viene centrato il ritorno in Cnd. Lo scatto decisivo avviene un anno dopo con il ritorno di Ezio Angelucci, che in due anni riporta Lanciano tra i professionisti. La società, che cambia denominazione in «Società Sportiva Lanciano», vince subito campionato di Eccellenza 1997-98Coppa Italia regionale. Quella 1998-99 è poi un’altra annata trionfale: la formazione allenata da Fabrizio Castori stravince il campionato con 10 punti sul Campobasso e 16 sul Potenza, e si aggiudica anche lo Scudetto Dilettanti. La marcia trionfale del Lanciano di Angelucci non si ferma qui: al primo anno di C2 arriva una salvezza tranquilla, ma nel 2000-2001, di nuovo con Castori in panchina, è ancora promozione, quando i rossoneri terminano il campionato a pari punti con il Chieti esattamente come 15 anni prima in Interregionale, ma stavolta vige la “regola degli scontri diretti”, entrambi vinti dai frentaniLanciano dopo circa mezzo secolo rimette così piede nella terza serie nazionale, e al primo anno ottiene una storica qualificazione ai play off, strappando all’ultima giornata il quinto posto al Giulianova. Il sogno dei rossoneri si ferma però presto, con l’eliminazione nella semifinale play off subita dal Taranto. L’ottimo risultato spinge Angelucci ad allestire un organico competitivo, ma l’anno seguente la squadra di Castori non ripete l’exploit e deve accontentarsi del settimo posto. Il campionato 2003-2004 viene segnato dalla scomparsa di Ezio Angelucci: a novembre lo storico presidente rossonero viene a mancare, e la guida del club passa al figlio Riccardo. La squadra, affidata al tecnico Rosolino Puccica, si mantiene nei quartieri alti della classifica: si piazza al sesto posto ad appena 3 punti dai play off, e a pochi punti dagli spareggi per la B arriva anche il Lanciano allenato da Maurizio Pellegrino l’anno dopo, con la squadra che ha in organico il capocannoniere del girone Andrea Soncin. Un netto ridimensionamento delle ambizioni si registra nel 2005-2006. Riccardo Angelucci punta su un tecnico emergente, Francesco Monaco, già calciatore nonché capitano del Lanciano nella C2 1986-87. La scelta di Monaco si rivela tuttavia azzeccata: i rossoneri, pur con una panchina molto corta, si salvano. Tra i giovani più promettenti in squadra ci sono Salvatore Bocchetti, che negli anni futuri avrebbe calcato i campi di A e di Champions League con le maglie fra le altre di Genoa, Rubin Kazan, Spartak Mosca e Milan, e Francesco Di Gennaro, che sarebbe diventato una bandiera del club rossonero dopo aver segnato in lungo ed in largo in giro per l’Italia fra i campi di B e di C; torna inoltre a vestire la maglia del Lanciano Luca Leone, protagonista della scalata dall’Eccellenza alla C1 tra il 1998 e il 2001. Il 2006-2007 è l’anno del passaggio di mano della famiglia Angelucci. Già in precedenza si era parlato di una possibile cessione del club a una cordata della quale faceva parte l’ex calciatore della Lazio Giorgio Chinaglia, ma non se ne fece nulla. Nell’estate 2006 invece la società viene ceduta a Paolo Di Stanislao, che dopo un paio di anni di alti e bassi in campo, tra grandi promesse e rapporti sempre più tesi con la piazza, conduce la società al fallimento, dichiarato nell’aprile del 2008. Nello stesso periodo la formazione allenata da Francesco Moriero, nonostante una buona partenza, conosce un drastico calo di risultati, ai quali si sommano i punti di penalizzazione ricevuti a causa delle inadempienze della società. In campo arriva la retrocessione ai play out persi contro la Juve Stabia ma, al salvataggio del titolo sportivo con l’intervento della famiglia Maio, si somma il ripescaggio e quindi la possibilità di giocare ancora nella terza serie nazionale, che si appresta a cambiare nome in Prima Divisione. La società invece riassume la denominazione Virtus. Dopo tre stagioni di Lega Pro nelle quali la squadra parte con progetti ambiziosi che non si concretizzano, proprio quando la famiglia Maio manifesta la volontà di mollare, arriva l’insperata promozione in Serie B: al termine del campionato 2011-2012, con Carmine Gautieri in panchina, per la prima volta Lanciano accede nella divisione cadetta. I frentani restano in B per quattro stagioni, e nella seconda, con Marco Baroni in panchina, si tolgono anche la soddisfazione di occupare il primo posto per diverse giornate. Non va troppo lontano dai play off neanche Roberto D’Aversa, capitano della promozione in B e allenatore nel 2014-2015. L’anno seguente però si conclude con punti di penalità dovuti a grane societarie e retrocessione sul campo, a cui nell’estate del 2016 si somma il tracollo più drammatico nella storia del calcio lancianese: la squadra non viene iscritta in Lega Pro. Falliti diversi tentativi di affiliare una nuova società in Serie D o in Eccellenza, il testimone di principale squadra cittadina passa nelle mani della Marcianese, società lancianese fondata nel 2007, che milita in Prima Categoria. In estate i dirigenti della Marcianese concludono un accordo di collaborazione con l’associazione Lanciano Rossonera, che prevede tra l’altro la cessione del titolo sportivo a fine stagione per rifondare un club con il nome «Lanciano», come effettivamente avverrà con la nascita della società che si chiama «Lanciano Calcio 1920», dall’anno della fondazione della prima squadra della città. Dopo una stagione di transizione, il club rossonero viene rilevato dall’imprenditore pescarese, appena promosso in Serie D con il Francavilla, Fabio De Vincentiis. Nell’estate 2017 si lavora fino all’ultimo per il ripescaggio in Promozione che però non arriva: la categoria superiore viene quindi conquistata sul campo con Alessandro Del Grosso in panchina. Il Lanciano stravince il campionato di Prima Categoria e passa in Promozione. Da neopromossi il risultato non cambia: il Lanciano ipoteca la vittoria del campionato a fine marzo e si concede il “triplete” di categoria con la vittoria in Coppa Italia contro il San Gregorio ai rigori e la vittoria della Supercoppa, il “Trofeo Mancini”, conquistato con il successo per 3-2 contro l’Angizia Luco. I frentani approdano dunque in Eccellenza, e nell’estate 2019 si dividono le strade dei frentani e del tecnico Alessandro Del Grosso; alla guida de rossoneri arriva mister Giuseppe Di Pasquale, precedentemente tecnico delle giovanili frentane sin dall'insediamento di De Vincentiis alla presidenza del club.